SULLA PLACENTA

Pubblichiamo le parti essenziali dell’articolo di MARIA VITTORIA LODOVICHI dedicato al tema della placenta nel discorso clinico e nella psicoanalisi. L’articolo è uscito presso la rivista “Nascere” che ringraziamo.
La cura psicoanalitica nell’esperienza psichica-aurorale:
percorsi di ascolto

La psicoanalisi si è andata sempre più avvicinando alle aree precoci nell’ambito dello sviluppo umano, che Enzo Funari definisce: l’esperienza psichica-aurorale nel suo libro L’irrappresentabile come origine della vita.

Lo sviluppo umano secondo la psicoanalisi.
Già in Freud è presente una attenzione particolare a quegli aspetti legati a vissuti, che nelle loro primitive organizzazioni tendono ad ostacolare o ad impedire lo sviluppo armonico della vita psichica. Siamo di fronte ad assetti difensivi che si manifestano a causa di sofferenze esperite nei primi momenti della vita e costituiscono una chiusura verso le relazioni oggettuali e gli investimenti libidici. 
 Questi studi mettono in evidenza quanto sia importante il colloquio con la madre per la cura del bambino. L’ingresso nella pratica clinica della cura delle psicosi infantili e, più in generale dei fenomeni psicotici nelle loro varie manifestazioni, ha consentito l’individuazione di percorsi di ascolto che sempre più si sono accostati a quelle dimensioni legate alla sensorialità e al corpo-vissuto, intesi come fenomeni tipici di una esperienza dove l’oggetto non si è ancora costituito in funzione di un assetto appartenente alla simbiosi, alla fusionalità, alla non differenziazione. E’ in questa fase; a partire dalla nascita, ma forse anche precedente a questa, che gioca un ruolo decisivo l’effetto delle cure di contenimento, di alimentazione, di attenzione affettiva. 
L’ambiente protettivo in senso lato tende a favorire l’instaurarsi di quelle esperienze affettive che favoriranno nel bambino la possibilità di affrontare le angosce relative alla separazione dal corpo materno e la propria individuazione come essere distinto. La cura psicoanalitica dell’infant-bambino procede ascoltando il bambino, senza trascurare il colloquio con la madre, con i genitori; importanti sono i loro significanti al lavoro, i loro sogni e la fase antecedente il concepimento.

Il valore della placenta nella narrazione di una madre
La placenta è una costruzione del corpo e delle sue “sostanze”, è il soma e la psiche che “creano” il rapporto di scambio tra madre e feto. Dal punto di vista funzionale la placenta è ciò che ci struttura e ci nutre nella fase fetale; è forse per questo che l’uomo è in cerca continuamente di qualcosa: un oggetto, un affetto, una parola, che soddisfi il bisogno di legame con l’altro e di “nutrimento”. Da un punto di vista organico vi sono molti tipi di placenta, ma da quello psichico ve ne sono tanti quanti la fantasia che ogni madre sa raccontare e un analista ascoltare. 
 Il lavoro psicoanalitico rintraccia nella costruzione inconscia scene inedite e di grande valore umano, “costringendo” l’analista ad una ricerca complessa, in quanto mira a restituire, in forma teorica, o narrativa, quel sapere mai udito prima.

Gli involucri psichici
Anzieu, nel suo libro Gli involucri psichici, studia un concetto che definisce Io-pelle; successivamente affronta quello degli involucri psichici, ovvero l’immagine del corpo, la relazione contenitore contenuto, la pelle psichica.
Sono questi studi che mi hanno portata ad elaborare, attraverso la clinica, il valore da assegnare alla placenta, il valore di una funzione, di un significante messo a lavoro, riscontrando in queste costruzioni psicoanalitiche una metapsicologia.  La placenta nel momento del suo costituirsi rende partecipe la madre attraverso una percezione puramente corporea, non avvertita coscientemente, quanto invece inconsciamente. La placenta si scrive nel corpo della madre, costruendo il primo legame con l’ovulo quando inizia il suo annidamento. 
 Lacan, negli Scritti, definisce il ça parle intendendo il corpo, carne del soggetto, che esprime nella seduta una sofferenza, un sintomo, un’angoscia, un godimento, una parola. La placenta come significante apre all’inedito del soggetto, ai fantasmi, ai lapsus.

L‘Io-pelle
1. concerne la ricerca su un significante formale che descrive la costruzione dell’Io e del Sé;
2. è facilmente trasformabile in metafore:
3. permette di trovare gli involucri psichici e la loro alterazione;
4. è investito dalla pulsione di attaccamento e di autodistruzione dalla loro identificazione;
5. è utile allo psicoanalista per interpretare prima del conflitto pulsionale, le alterazioni dello spazio psichico e delle funzioni dell’Io. 
 Sinteticamente, l’involucro psichico può essere paragonato a un sistema di forze, come quello sviluppato intorno a una calamita, che organizza in forme precise, a seconda della sua potenza, la limatura del ferro che lo circonda.

Ascolto onirico come involucro, come tessitura
Anzieu, seguendo Freud, teorizza il concetto di involucro, a partire dall’ascolto onirico. Il sogno rappresenta l’organizzazione psichica inconscia, che attraverso il transfert instaura un legame analista-paziente, il cui contenuto latente ne è la simbolizzazione tra l’uno e l’altro, legando le due parti separate e ponendole in una corrispondenza.
La trama di questa corrispondenza Anzieu la definisce funzionamento psichico comune: che rintraccia nei sogni di alcune madri. Questo funzionamento psichico comune consiste nella relazione in cui madre e bambino non sono psichicamente tanto distinti quanto invece lo sono dal punto di vista corporeo, relazione in cui i primi riferimenti identificatori del bambino si stabiliscono a poco a poco, in cui il sentire/piacere/soffrire del bambino è legato a ciò che prova la madre, in modo particolare per il fatto che questo bambino è prima in lei, poi al di fuori di lei, cioè un’unità del tipo “una psiche per due” che, dopo la nascita, prosegue durante il periodo del primo maternage.

Funzione della madre.
Anzieu sostiene che madre e bambino devono fare in qualche modo la loro “mutua formazione”. La madre – che vive spesso “con e per” il bambino che verrà e “con l’immagine di ciò che fu lei stessa per sua madre in gravidanza” – deve anche constatare che questo bambino è un altro, alle cui esigenze bisogna adattarsi; un altro che avrà uno spazio psichico proprio che lei stessa potrà esplorare, scoprire e nel quale riconoscere la specificità del figlio e il senso della propria capacità creatrice.
E’ anche il momento in cui la comunicazione fra madre e bambino prende la strada dell’intuizione, dell’empatia, della percezione dei movimenti inconsci dell’uno e dell’altro.
Questi sogni possono essere vissuti nel piacere dominante dell’ammirazione per il bambino meraviglioso – e per se stessa per averlo dato alla luce – o nell’odio di vedere che per esempio, è separato in un corpo che non è più il suo; vanificando le fantasie che la sua presenza in utero aveva permesso di sognare.
Si comprendono qui i primi sentimenti di esistere, che emergono da una con – fusione pre-natale e che – dopo la nascita cronologica – prepara alla nascita psicologica.
Anzieu ci fa comprendere che l’unità immaginaria è la matrice del pensiero: in certe cure essa deve essere prima ricostruita affinché possa evolversi. Il sogno per certi soggetti è un involucro che si colloca tra quella dell’unità immaginaria e quella del adreno-corticotropo.

La mamma di Giacomo: un caso clinico
Nell’ascolto clinico dei bambini con disabilità intellettive, o bambini iperattivi, o psicotici il colloquio con i genitori è fondamentale, sia con entrambi, sia singolarmente.
In un caso clinico, che riferisco alla madre di Giacomo, fu proprio la placenta, la parola verso la quale le fantasie, i fantasmi rivelarono nei nodi sintomatici, un forte senso di colpa.
Riporto qui, il frammento clinico dei colloqui, che la madre di Giacomo sostenne per molto tempo, fino a quando scelse di affrontare una propria analisi con un altro psicoanalista, pur mantenendo i colloqui intrapresi con il marito per il figlio.
“La mia placenta fu definita previa”, racconta “da quel momento tutto diventò più difficile fra me e mio figlio”.
La placenta previa provocò alla madre una emorragia; fu indotto il parto cesareo, la madre soffrì moltissimo e il bambino fu portato in rianimazione. La madre fu in serio pericolo di vita e questo acutizzo nel post-partum una angoscia che lei definì di separazione.
Qualcosa si lacera sempre nel legame simbolico fra la madre e il suo neonato, tanto che alla nascita la gioia si tramuta in angoscia di morte. La tenuta del legame inconscio di desiderio fra il feto e la madre, e viceversa, permette al bambino di vivere la propria vita fetale in modo sano.
Non fu così per la madre di Giacomo, il legame simbolico fra madre e feto subì una lacerazione, la relazione oggettuale visse una perdita che risultò comunque reciproca.
La tensione, che era nata insieme alla vita del bambino e perfino prima della sua nascita, aveva creato forze avverse nei suoi primi giorni di vita.
Racamier, a proposito del lutto originario scrive che nel bambino la tensione è la forza del desiderio libidico, dell’anti-narcisismo, delle forze dividendi – che sono di natura aggressiva – dell’ambivalenza del desiderio di scoperta e della crescita.
L’Autore prosegue,.. :
“nella madre si esercitano delle forze complementari come la sua ambivalenza verso il bambino e il suo desiderio di disfarsene; la sua sessualità adulta, il suo desiderio di amante, la sua ammirazione per la crescita infantile e le sue premonizioni sul futuro di questo bambino. Queste forze complementari di fronte ad un trauma che si evidenzia nell’evento reale subiscono sconvolgimenti.”
Avvenne poi un parto sano e veloce ma che non poteva escludere quella parte drammatica reale che la clinica aveva colto.
La madre di Giacomo era solita sostenere il colloquio seduta, con la borsa in mano, come se fosse pronta più a uscire che a esprimere ciò che le veniva in mente; sembrava, stesse scivolando giù dalla poltrona. Infatti, fu un attimo, cadde sui suoi talloni e si rialzò con una spinta dai reni: un guizzo.
Fu da quella seduta che il transfert instaurò un affekt che permise il fluire di un’angoscia non più muta. Le parole costruivano un dolore che la riportavano a pensare a quello che il suo corpo non aveva saputo far crescere: la placenta , luogo dell’annidamento dell’ovulo. E’ probabile che l’enigma del crescere – che la madre di Giacomo portava iscritto nel corpo – stesse riguardando qualcosa di più soggettivo.
Nei colloqui che seguirono il significante placenta iniziò a produrre – a livello transferale – un sapere e una lettura inedita della parola stessa.

Psicoanalisi contemporanea
L’ascolto delle problematiche inerenti alla fecondazione, alla gestazione, al parto ha aperto un sapere nuovo sulla placenta, che si inserisce nella ricerca psicoanalitica che tiene conto delle esperienze traumatiche nella relazione madre feto-bambino.
Le nuove frontiere della psicoanalisi sempre più evidenziano la problematica dell’emergenza del soggetto. Tutte le teorizzazioni in campo psicoanalitico presuppongono l’esistenza di esperienze che lasciano una traccia psichica, mnestica, nella rete neuronale. E’ l’esperienza delle tracce dell’affetto, da ascoltare transferalmente come affezione, come traccia della lingua sul corpo.
Scrive Silvia Vegetti Finzi nel saggio Le nuove frontiere della psicoanalisi, (2003): “siamo alla ricerca di un prima originario, dove convergono il tema dell’infanzia, del pre-edipo, del pre-traumatico, del pre-linguistico, del pre-umano.
Questo appare all’Autrice come uno dei vettori principali della ricerca psicoanalitica di questo periodo e si può anche osservare una certa insofferenza nel considerare l’interpretazione, l’elemento centrale del lavoro psicoanalitico.
Inoltre l’Autrice indica – e noi concordiamo con lei – che l’orientamento clinico lacaniano/freudiano va verso il reale, verso qualcosa che Freud avrebbe detto essere al di là dell’inconscio. Nella famosa nota all’Interpretazione dei sogni, egli parla di un punto nel sogno che definisce ombelico del sogno, nel quale l’ignoto si apre, ma allude anche ai pericoli di interpretazioni spurie che questo concetto comporta. Che cosa c’è al di là del simboli, oltre il simbolico?
Secondo Lacan non si tratta di conoscere il reale, e neppure di trattarlo, ma di dimostrarlo. Silvia Vegettti Finzi, grande teorica, spiega che con il termine “dimostrarlo”, Lacan voglia intendere mostrarne gli effetti.
Il reale per sé stesso non è raggiungibile, ma non si può dire che sia inconoscibile dal momento che possiamo coglierne gli effetti. Possiamo per certi versi assimilare il reale, con tutte le imperfezioni del caso, alla rimozione originaria.

I fatti della vita
Laing abbozza alcune intuizioni d’interessante spessore scientifico, rappresentando un possibile sviluppo creativo della psicoanalisi classica ; teorie in parte corroborate dalle ultime evidenze della neurofisiologia fetale che affermano l’esistenza di correlati bioelettrici della vita mentale nel periodo intrauterino.
Si tratta dell’affermazione della presenza di una memoria inconscia di esperienze prenatali, neonatali o direttamente natali rilevabili soprattutto attraverso i sogni ma non solo.
Con umiltà Laing afferma che “ tracce dell’esperienza del nascere” sembrano verificarsi nei sogni , nei miti-fantasie, negli eventi fisici o nel tradursi in svariati modi che la clinica indica.
Il grande psichiatra scozzese ipotizza collegamenti fra la vita fetale e la mitologia narrativa del soggetto, sottolineando i rapporti con i traumi del parto.
Il grembo materno come ambiente mentale e psichico
La psicoanalisi ha sempre utilizzato come strumento clinico la rappresentazione del grembo materno come ambiente mentale e psichico, basta pensare agli studi di Mauro Mancia, di Franco Fornari. Mi riferisco alla lettura del quadro “La tempesta” del Giorgione letta da Fornari come metafora del parto. Il parto è tempesta, al centro il fulmine, ma anche una specie di guerra tra madre e bambino.

BIBLIOGRAFIA

D. Anzieu, Les enveloppes physiques, Dunod, Paris, 1996.
Nascere “Le parole per dirlo”, a cura di Marisa Farinet, Franco Angeli, Milano, 2011.
Ronald D. Laing, “I fatti della vita”, Einaudi, Torino, 1976.
Enzo Funari, “L’irrappresentabile come origine della vita psichica”, Franco Angeli, Milano, 2007.
“Jacques Lacan e la clinica contemporanea”, A cura di Isabella Ramaioli, Franco Angeli, Milano, 2003.
Helene Parat, “L’erotica materna” , Edizioni Borla, Roma, 2000.
Paul-Claude Racamier, “Il genio delle origini”, Raffaello Cortina, Milano, 1993.

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