SULLA SOLITUDINE, IN COMPAGNIA DELL’ALTRO

Nei tempi del corona virus l’isolamento sembra andare di pari passo con il senso di solitudine.
Eppure proprio nella solitudine il soggetto si trova faccia faccia con se stesso,
tra l’Uno e l’Altro la cui impossibile specularità produce incessante alterità. Ciascuno trattiene e intrattiene l’altro come se fosse il suo prossimo, il suo silenzioso prossimo che gioca
a nascondersi e a rivelarsi.

In questa poesia di Borges, tratta dalla raccolta L’altro, lo stesso,
tutto prende avvio da una domanda:
“Con cosa posso trattenerti?”.
Ciò che viene offerto all’altro, quasi a lenire la solitudine, 
è proprio ciò che il soggetto non ha.
Nell’amore, diceva Lacan, si dà quello che non si ha.

 

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